In 2026, We the Italians celebrates “Two Anniversaries, One Heart” – the 250th anniversary of the United States and the 80th anniversary of the Italian Republic. This article is part of the “Happy Birthday USA: Unsung Italian Heroes” project, in which we share how, in every corner of the United States, an Italian has made a positive impact on their local community.
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Rocky Marciano, the champion who made his city great
Rocky Marciano is one of the most legendary figures in the history of world boxing. Born on September 1, 1923, in Brockton, Massachusetts, as Rocco Francis Marchegiano, he remains to this day the only heavyweight world champion to retire undefeated: 49 wins in 49 fights, including 43 by knockout. Decades later, that record still stands as a symbol of determination, sacrifice, and sheer willpower.
His parents had emigrated from Abruzzo, Italy. His father, Pierino Marchegiano, came from Ripa Teatina, in the province of Chieti; his mother, Pasqualina Picciuto, was also from Abruzzo. Like many Italian families in the early twentieth century, they left their homeland in search of work and stability in the United States, settling in a working-class community where daily life meant hard labor and few guarantees. Rocky grew up in this environment, absorbing from an early age the values typical of Italian immigration: respect for family, discipline, humility, and a strong work ethic.
As a young man, he played several sports, including baseball, and at first seemed destined for a different path. Boxing entered his life almost by chance during his military service, but it quickly became his calling. The surname Marchegiano was simplified to Marciano, a common choice among Italian immigrants seeking easier integration into American society. Yet Rocky never denied his roots; on the contrary, he was proud of them, becoming a powerful symbol of redemption and pride for millions of Italian Americans.
In 1952, he won the heavyweight world title by defeating Jersey Joe Walcott in one of the most famous fights in boxing history. His style was not graceful or highly technical like that of other champions, but it was extraordinarily effective: relentless pressure, the ability to absorb punishment, and devastating punching power. His right hand, nicknamed “Suzie Q,” is still regarded as one of the most formidable blows ever seen in a ring. He retired in 1956 at just 32 years old, still champion and without ever experiencing defeat. That perfect record has helped make his legacy almost mythical.
Brockton owes a great deal to Rocky Marciano. At a time when the city, known primarily for its shoe industry, was undergoing economic and social change, Marciano’s success placed the name of Brockton on the front pages of newspapers around the world. To this day, the city is known as the “City of Champions,” a nickname largely tied to his extraordinary achievement.
His image has given pride and identity to generations of residents, many of whom come from immigrant families. Marciano embodied the proof that even the son of factory workers, raised in a modest neighborhood, could rise to become heavyweight champion of the world. In Brockton, statues, commemorative events, and community initiatives keep his memory alive. But the greatest debt is symbolic: Rocky Marciano personified the fighting spirit of his city and transformed it into a universal example of perseverance and success.
The iconic film Rocky, written by and starring Italian American actor Sylvester Stallone, bears its name as a tribute to boxing legend Rocky Marciano, a lasting symbol of determination and Italian American pride.
Nel 2026 We the Italians celebra Two Anniversaries One Heart, i 250 anni degli Sati Uniti e gli 80 anni della Reubblica Italiana. Questo articolo fa parte del progetto Happy Birthday USA: The Unsung Italian Heroes, in cui raccontiamo perchè in ogni angolo degli Stati Uniti qualcuno italiano ha lasciato un impatto positivo per il singolo territorio.
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Rocky Marciano, il campione che ha reso grande la sua città
Rocky Marciano è una delle figure più leggendarie della storia della boxe mondiale. Nato il 1° settembre 1923 a Brockton, Massachusetts, con il nome di Rocco Francis Marchegiano, rimane ancora oggi l’unico campione del mondo dei pesi massimi a essersi ritirato imbattuto: 49 vittorie su 49 incontri, di cui 43 per knockout. Un record che, a distanza di decenni, continua a rappresentare un simbolo di determinazione, sacrificio e forza di volontà.
I suoi genitori erano emigrati dall’Abruzzo. Il padre, Pierino Marchegiano, proveniva da Ripa Teatina, in provincia di Chieti; la madre, Pasqualina Picciuto, era anch’ella abruzzese. Come tante famiglie italiane del primo Novecento, lasciarono la propria terra in cerca di lavoro e stabilità negli Stati Uniti, stabilendosi in una comunità operaia dove la vita era fatta di fatica quotidiana e poche certezze. Rocky crebbe in questo contesto, respirando fin da bambino i valori tipici dell’emigrazione italiana: rispetto per la famiglia, disciplina, umiltà e spirito di sacrificio.
Da ragazzo praticò diversi sport, tra cui il baseball, e inizialmente sembrava destinato a un percorso diverso. La boxe arrivò quasi per caso, durante il servizio militare, ma divenne rapidamente la sua strada. Il cognome Marchegiano fu semplificato in Marciano, una scelta frequente tra gli immigrati italiani che volevano integrarsi più facilmente nella società americana. Tuttavia Rocky non rinnegò mai le proprie origini, anzi ne fu sempre orgoglioso, diventando un simbolo di riscatto per milioni di italoamericani.
Nel 1952 conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi battendo Jersey Joe Walcott in uno degli incontri più celebri della storia della boxe. Il suo stile non era elegante né tecnico come quello di altri campioni, ma era estremamente efficace: avanzava senza sosta, incassava colpi e rispondeva con una potenza devastante. Il suo destro, soprannominato “Suzie Q”, è ancora oggi considerato uno dei più temibili mai visti su un ring. Si ritirò nel 1956, a soli 32 anni, da campione in carica e senza aver mai conosciuto la sconfitta. Questo primato ha contribuito a rendere la sua figura quasi mitica.
Brockton deve moltissimo a Rocky Marciano. In un periodo in cui la città, nota soprattutto per la sua industria calzaturiera, attraversava trasformazioni economiche e sociali, il successo di Marciano portò il nome di Brockton sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ancora oggi la città è conosciuta come “City of Champions”, un soprannome legato in gran parte alla sua impresa straordinaria.
La sua immagine ha dato orgoglio e identità a generazioni di abitanti, molti dei quali provenienti da famiglie di immigrati. Marciano rappresentava la dimostrazione concreta che anche un figlio di operai, cresciuto in un quartiere modesto, poteva diventare campione del mondo. A Brockton gli sono dedicate statue, eventi commemorativi e iniziative che ne mantengono viva la memoria. Ma il debito più grande è simbolico: Rocky Marciano ha incarnato lo spirito combattivo della sua città e lo ha trasformato in un esempio universale di determinazione e successo.
Il celebre film Rocky, scritto e interpretato dall’italoamericano Sylvester Stallone, porta questo nome proprio come omaggio alla leggenda della boxe Rocky Marciano, simbolo di determinazione e orgoglio italoamericano.