Silicon Valley, gli errori da evitare per le startup. Poi un tour fra luoghi storici…

Apr 26, 2013 1239

Le startup italiane che sbarcano negli Usa? Commettono quasi sempre tutte gli stessi tre errori.

Il primo: credere di avere un'idea unica, che non ci siano concorrenti nel loro settore. Non è vero, ci sono sempre, magari in spazi attigui.

Il secondo: sottovalutare le differenze culturali, anche se i manager parlano benissimo l'inglese o hanno vissuto all'estero. Fare business negli Usa richiede un atteggiamento particolare, sapere come ci si propone e come gestire relazioni.

Terzo difetto: considerare il ritorno proporzionale all'investimento. Non è vero, perchè se si investe sotto una certa cifra, non si guadagna un decimo, si guadagna zero.

E' Elisabetta Ghisini Chief Marketing Officer a fare gli onori di casa, nella mattinata trascorsa all'incubatore M31 di Santa Clara fondato dal padovano Aldo Cocchiglia, con i giovani imprenditori del Sud guidati da Antonio Perdichizzi. Esperienza ventennale negli Usa, Elisabetta conosce a fondo difetti ma anche pregi degli imprenditori che tentano il grande salto oltreoceano. E i motivi compititivi di valore per gli startupper italiani sono in primo luogo un'offerta in genere a costi abbastanza contenuti per il mercato Usa ma soprattutto una propensione alla versatilità ed alla flessibilità che negli States sono molto apprezzati.

Tocca a Davide Carmeci presentare poi la gamma di startup assistite dall'incubatore. Alla scrivania dietro l'angolo ho appena parlato con Raffaele Cicerone e gli chiedo di raccontare ai suoi coetanei meridionali la sua storia. Da startupper doc: un lavoro a tempo pieno in una grande azienda che non lo soddisfaceva, tempo ed energie dedicate alla sera dopo l'orario d'ufficio a un'idea... che ha vinto il premio Marzotto. Movym è un'applicazione che punta a riconoscere contenuti televisivi e fornire al telespettatore una serie di informazioni aggiuntive che possono essere utilizzate a scopi commerciali. Grande Raffaele!

Poi si riparte per Palo Alto, tappa da pellegrinaggio hi tech davanti al garage di Hewlett e Packard, al 367 di Addison Avenue. La targa ultrafotografata ricorda che tutto è iniziato in quel garage, luogo di nascita di Silicon Valley, con due neolaureati di Stanford capaci in qualche modo di trasformare in modello aziendale versatilità, eccentricità e un pizzico di utopia che sono nel dna di San Francisco.

A pochi minuti di distanza passeggiata in University Avenue, il cuore di Palo Alto. Carico di ricordi per me e la mia famiglia, che qui abbiamo vissuto per sei mesi, che ci hanno cambiato la vita. Tutto cambia rapidamente qui. Vedeste il nuovissimo negozio Apple!

Si riparte per... Facebook! Ma sigh mezza delusione. La nuova sede a Menlo Park, già di Sun, è quasi inaccessibile. Ma non importa, foto davanti all'insegna col pollice alzato sulla strada e via, verso San Francisco.

di Roberto Bonzio / Italiani di Frontiera

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