Incontri ravvicinati nel network di Stanford

May 02, 2013 1064

Cielo grigio su San Francisco. Quando il bus arriva all'università di Stanford, l'aria è fresca ma c'è un bel sole a esaltare i profili in stile moresco dell'università californiana, al top delle classifiche mondiali dei migliori atenei.

Con i giovani imprenditori del Sud cominciamo una visita dalla chiesa al centro dell'Università. Che ha una storia singolare, visto che è stata interamente decorata con vetri e marmi da maestranze veneziane, per due volte, prima e dopo il terremoto del 1906.

Un legame personale, fra gli Stanford e Venezia, che avevo scoperto al mio ritorno dall'esperienza in Silicon Valley 2008. E che ho riraccontato qui davanti alla chiesa, prima ai miei compagni di viaggio, poi... alla giovane guida che accompagnava una comitiva di Cleveland, rimasta molto impressionata (gradasso!).

Qui a Stanford abbiamo appuntamento con Jeff Cabili, vecchio amico di Italiani di Frontiera presentatomi dal grande Paolo Marenco, ideatore del Silicon Valley Study Tour.
Arriviamo con qualche minuto di ritardo, complice un inserviente che in questo campus sterminato ci ha mandati nella direzione sbagliata. Ma Jeff è il meno formale, in questo ambiente informale, grande esperto... di mimo e linguaggio non verbale, oltre che direttore Business Development, Executive Education della Stanford Business School, che organizza i corsi per i manager che da tutto il mondo vengono a svolgere un aggiornamento professionale straordinario, con docenti eccezionali ma pure con un network unico, di professionisti impegnati a migliorare le proprie capacità.

Dal business alla cultura umanistica... esaltata dal digitale.

Il secondo incontro a è con Giovanna Cesarani, che a Stanford è associate professor. Esperta di Lettere Antiche, Giovanna ha realizzato uno straordinario progetto sul Grand Tour, il viaggio di formazione e scoperta che proprio come gli Stanford, migliaia di facoltosi stranieri (francesi, tedeschi, inglesi) compirono nel Settecento e Ottocento in Italia. Rielaborato in un formato digitale, quel patrimonio di lettere, diari e documenti si rivela un'eccezionale fonte di spunti e interpretazioni, sull'Italia dell'epoca e sui protagonisti di questi viaggi. Come se quella visualizzazione in digitale permettesse di cogliere significati e contenuti che a volte sfuggono sfogliando le migliaia di pagine di questi resoconti.
E con chi sta realizzando questo progetto Stanford? Col gruppo di un altro amico di IdF. a Milano: il bravissimo Paolo Ciuccarelli del Politecnico di Milano, con @densitydesign, Giorgio Caviglia e Giorgio Roberto Uboldi. E l'inarrestabile Davide Bennato, nostra guida al Computer History Museum, aveva scovato in anticipo questo link...

Dopo l'incontro con Giovanna, scopriamo di averla incontrata nel giorno in cui il suo progetto è finito sullo Stanford Daily...
Frontiera nuova e suggestiva, quella dell'incrocio fra letteratura umanistica e digitale. Sarà preziosa per un progetto che ho da tempo in testa, per valorizzare lo straordinario lavoro del mio amico Cesare Marino, siciliano di nascita, antropologo dello Smithsonian Institution, fra i massimi esperti di indiani d'America e scopritore di straordinarie storie di italiani del West, che ho inserito nel mio progetto. Frontiere della mente, quelle da sfidare tra gli indiani o nell'innovazione.

Pochi giorni e incontrerò Ces a Washington. Il viaggio continua...

di Roberto Bonzio

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