Il rilancio passa dall'export

Jan 31, 2013 1311

A NEW YORK L'11 FEBBRAIO L'«Italian Business & Investment Initiative» è l'occasione per fare crescere l'interscambio con gli Usa di Fulvio Conti
Gli Stati Uniti rimarranno, per il prossimo e prevedibile futuro, la più grande economia del pianeta, con le responsabilità che un simile status comporta in termini di ricerca e sviluppo, industria, fmanza, qualità del capitale umano e sviluppo economico. Presentare al meglio alla comunità degli affari degli Usa le opportunità che offre il nostro Paese è quindi un elemento decisivo per le nostre stesse prospettive di ripresa e di crescita. Vi è ormai consenso che una delle leve di crescita per l'Italia sia rappresentata dall'espansione dell'export, che ha un margine di crescita significativo e può passare dal 25% al 50% del Pil. Nel 2ou, rispetto al periodo pre-crisi, le esportazioni italiane sono cresciute dell'u%: un incremento che è frutto di un tessuto manifatturiero di eccellenza secondo solo alla Germania, in termini di valore aggiunto pro capite. L'Italia, inoltre, vanta una leadership in tecnologie all'avanguardia grazie a 27 centri di eccellenza specializzati nell'aerospazio, biotecnologie, Ict e farmaceutico. Inoltre, in media, la ricchezza netta per famiglia è tra le più alte al mondo, pari a 8 volte il reddito disponile.
Nonostante la fuga di cervelli, la qualità dei nostri scienziati è tra le prime al mondo come indica il numero di citazioni da lavori scientifici italiani in rapporto ad ogni dollaro investito in ricerca e sviluppo. L'Italia è sede di importanti multinazionali, come l'Enel, che opera nella filiera energetica globale con ricadute occupazionali e di ricerca e sviluppo strategiche per la crescita dell'economia. Il nostro Paese ha dunque tutti gli elementi strutturali endogeni che lo rendono credibile per un turnaround in grado non solo di ridurre il deficit e il debito pubblico, ma di avviare percorsi di crescita importanti. Una sfida impegnativa, considerando che, prendendo a riferimento i prezzi dell'anno 2000, l'Italia ha accumulato un gap di crescita rispetto all'Eurozona stimabile in 500 miliardi di euro (Fonte: Intesa Sanpaolo, based on Eurostat and Istat data). Il prossimo u febbraio a New York, l'Italian Business & Investment Initiative, inaugura il forum "Italy Meets The United States of America" che ha l'obiettivo di diventare un appuntamento annuale. L'Enel sarà presente. L'Italia, nella complessità delle sue articolazioni politiche, sociali, economiche e industriali ha necessità di avviare un dialogo diretto e stabile con coloro che influenzano l'opinione mondiale, che decidono dove investire e che esprimono pareri importanti sul rating delle economie. Questi giudizi sono spesso guidati da analisi che non hanno quel livello di flessibilità per comprendere, appunto, alcune specificità di un'economia che esprime diverse eccellenze e alti gradi di ricchezza. Alla Borsa Italiana, ad esempio, sono quotate 328 aziende, ma il loro peso sul Pil, in termini di capitalizzazione nel 2011, è stato del 19,7%, rispetto al 104% degli Stati Uniti, il 57% della Francia e il 33% della Germania (Fonte: The World Bank).
E evidente che la capitalizzazione di Borsa non può rappresentare il parametro di riferimento per l'economia italiana che, anche nei momenti di crisi più severi degli ultimi decenni, mantiene una posizione rilevante e un rango elevato nel novero delle nazioni sviluppate. Ciò premesso, gli Stati Uniti sono il terzo partner commerciale dell'Italia, dopo Germania e Francia, ma non è vero il contrario. Nel 2ou infatti, gli Usa hanno importato 33 miliardi di dollari di merce dall'Italia, che si attesta così al i5esimo posto tra i loro partner commerciali, contro i 96 miliardi di dollari dalla Germania, che rappresenta il loro quinto partner (Fonte: Oecd, US Census Data on Foreign Trade). Se ci si riferisce poi agli investimenti diretti Usa in Italia, questi sono a un minimo storico. Attraverso questo appuntamento annuale, l'Italia ha l'opportunità di illustrare le proprie eccellenze direttamente a degli interlocutori chiave, per favorire una maggiore penetrazione del nostro sistema industriale negli Usa e promuovere maggiori investimenti nelle nostre Aziende.
Per Enel Green Power, ad esempio, gli Stati Uniti rappresentano un mercato di sviluppo importante per le energie rinnovabili, un settore che ci vede, contrariamente alla percezione specie degli americani, "esportatori di tecnologia". Nella geotermia, ad esempio, stiamo sviluppando importanti siti di produzione sulla costa ovest degli Usa. Il contatore digitale, che Enel ha installato nelle case di quasi 35 milioni di clienti al mondo, con un anticipo di 10 anni rispetto alla concorrenza, insieme alla tecnologia delle smart grids, rappresenta un ulteriore esempio della capacità italiana di esportare tecnologia avanzata.
E necessario quindi un impegno corale, mirato a ottenere risultati tangibili, per rappresentare e mettere in mostra le opportunità che l'Italia offre e che possono aiutare il nostro Paese a uscire rinnovato e più forte dalla crisi strutturale che sta attraversando. Senza sovrapporsi a quanto possano fare le istituzioni italiane preposte come Ice o altre, questa iniziativa può dare impulso a una rinnovata e maggiore presenza dell'Italia e delle sue Aziende nella più grande economia mondiale.

di Fulvio Conti

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