Il libro di Giovanni Nucera racconta cosa lega la Calabria a New York

Apr 19, 2013 714

C'è Calabria, tanta Calabria anche qui in America. La racconta in un suo libro l'on. Giovanni Nucera, Segretario Questore del Consiglio regionale della Calabria. L'occasione è venuta da una missione istituzionale, come capo delegazione alle celebrazioni del Columbus Day del 2011. Da quella esperienza è nato il volume "Reggio NewYork- andataritorno – Un diario di viaggio". Non solo un dettagliato resoconto della sua missione istituzionale, degli incontri con le autorità americane e la nostra diplomazia negli Stati Uniti, ma anche e soprattutto dell'appassionante viaggio dentro l'italianità e la calabresità americane.

On. Nucera, come è nata l'idea di scrivere questo libro?

-L'occasione è venuta con la missione della delegazione in America. Ma una volta a New York, a contatto con tanti emigrati italiani, è scaturita l'esigenza di mettere per iscritto una sensazione che ho vissuto in forma piena e che mi ha totalmente coinvolto".

-Non era un viaggio programmato. In un periodo di così profonda e diffusa crisi economica anche il Consiglio regionale voleva fare la sua parte e tra i tanti 'tagli' e 'risparmi' si era deciso di non fare nulla. Poi le pressioni, le lamentele, dei nostri consultori, di tanti rappresentanti di Associazioni, Club e Fondazioni di Italiani all'estero ci hanno convinto a partire con un programma di viaggio minimo. E' stato l'ultimo "Columbus Day a cui ha partecipato il Consiglio Regionale della Calabria. Quello che ho notato venendo a New York è stata la sensibilità, il modo con cui gli italiani ci trattavano.

-Ero stato altre volte in America, ma quella volta ho vissuto un'esperienza diversa. Partecipando al corteo del "Columbus Day" lungo la fifth avenue, ho notato che non c'è mai un vero distacco tra gli emigrati calabresi e la loro terra d'origine. E' stato lungo questo tragitto che è maturata in me l'idea di scrivere questo libro, o meglio, di questo intenso ed appassionante "diario di viaggio", che racconta l'Italia, ma ancor più, la Calabria che vive in America.

Cosa è successo lungo il percorso della sfilata al Columbus Day?

-E' emersa la spontaneità, l'affetto, la vicinanza di molti italiani, tantissimi calabresi che hanno fatto di tutto per parlarci, incontrarci, chiederci notizie della loro terra. Nel libro ho riportato molti di questi incontri: brevi flash di ricordi, qualche saluto, magari anche un solo abbraccio. Avevo in programma in quei giorni molti appuntamenti. Ero preparato all'incontro con i nostri "consultori" degli Stati Uniti, rappresentanti di associazioni, club e fondazioni di italiani all'estero, con emigrati che occupano posti di rilievo a New York e nei centri vicini. Ma da questi incontri occasionali ho ricevuto molto, perché ogni parola rivelava nostalgia, affetto, amore per la Calabria, per la terra lontana, ma mai dimenticata. In ogni colloquio, infatti, c'era l'ostinata volontà di mantenere sempre vivi i contatti con chi è rimasto a casa. Sono tante le "storie" che sono emerse da questi incontri. Molte le racconto nel libro. Dovremmo imparare qualcosa da questi emigrati. Forse anche attraverso loro e la loro compostezza ed attaccamento alla nostra terra dovremmo maturare più rispetto per i nostri territori e le nostre comunità".

Insomma, il suo libro affonda profondamente nel cuore dell'emigrazione italiana, presente in quest'area?

-Nel libro racconto, innanzitutto, i risultati della 'mission' istituzionale, come capo delegazione del Consiglio regionale della Calabria, che oltre a me era composta dai colleghi consiglieri Mimmo Talarico e Claudio Parente. Ho avuto modo di visitare scuole, come la "Monroe Woodbury High Scool", della "Central Valley", nello Stato del New Jersey, dove ho incontrato gli studenti, anche di origine italiana. A loro ho illustrato le opportunità offerte dall'Università per Stranieri "Dante Alighieri" di Reggio Calabria per lo studio della lingua e della cultura italiana. Ho visitato istituzioni culturali come l'Italian American Museum, a Little Italy. La missione fondamentale di questo museo è quella di suscitare il pubblico apprezzamento per i tanti successi ed i sostegni apportati dagli italo americani alla società statunitense".

-Un'altra parte del libro è dedicata ad Ellis Island, che gli emigrati italiani definivano "l'isola delle lacrime"; quelle di coloro che all'onta dell'espulsione e del rientro forzato in patria e la derisione del ritorno a casa, preferivano tuffarsi nelle gelide acque del fiume Hudson.

-Poi gli incontri con i Club, le associazioni, con tanti italiani che mi hanno aiutato a scoprire la "Merica", quella degli emigrati, con le loro storie, i loro successi, i loro desideri e le loro aspirazioni. Il libro è un riconoscimento "dovuto" a chi ce l'ha fatta, come Francesco Rubino, illustre scienziato, oggi direttore del Centro di Chirurgia per il diabete al Weill Cornell Nedical College di New York, o Tony Brusco, oggi a capo di una importante società editoriale. Decine di storie, piacevoli, entusiasmanti, ed anche dolorose, che emergono dallo sfondo di centinaia di migliaia di calabresi che a cavallo del '900" decisero di trovare fortuna negli Stati Uniti".

Qual è il messaggio finale di questo suo libro?

- Quello di fare in modo che i calabresi che vivono altrove non si sentano mai abbandonati dalla loro terra, dall'Istituzione Regione, che proprio poche settimane addietro ha approvato una nuova legge organica riguardante le relazioni con i calabresi residenti all'estero. Le nuove tecnologie offrono opportunità impensabili tempo fa. L'emigrazione di una volta era quella delle 'rimesse' degli emigrati alle famiglie di origine che arricchivano l'economia locale. Oggi l'emigrazione italiana, soprattutto calabrese, è di tipo intellettuale. La Calabria esporta 'saperi' e 'competenze'. Oggi partono i migliori e non c'è nessun tipo di ritorno. La diaspora dei calabresi deve quindi diventare per noi un'opportunità. E' questo il nostro obiettivo: fare in modo che possa diventare una nuova possibilità, un importante aiuto nella prospettiva di sviluppo della Calabria. "Ma c'è anche dell'altro..."

E cioè?

- Un riflessione sull'emigrazione che vede oggi l'Italia come terra di arrivo. In che modo accogliamo gli immigrati che vedono l'Italia come terra della loro speranza. I nostri emigrati negli Stati Uniti hanno certo avuto le loro difficoltà iniziali, ma poi hanno avuto la possibilità di liberare le proprie migliori potenzialità per aspirare a qualsiasi conquista sociale. In Italia questo non sta avvenendo, o sta avvenendo molto lentamente. Quando qualche giorno fa abbiamo presentato il libro, l'Arcivescovo della mia città, Reggio Calabria, Mons. Vittorio Mondello ha affermato che "dare onore ai nostri emigrati significa anche essere pronti all'accoglienza dei fratelli che giungono fino a noi per un futuro di pace e di speranza. Ecco il messaggio: il dovere dell'accoglienza".

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